Jeet Kune Do

“Quando senti dire che il Jeet Kune Do è diverso da “questo” o da “quello”, non ti formalizzare: è soltanto un nome.”

Il Jeet Kune Do ( JKD), è un’arte marziale intuita e sintetizzata dal celebre sifu Bruce Lee negli anni sessanta. In cantonese Jeet significa “intercettare”, Kune “pugno” e Do “via”; Jeet Kune Do significa, quindi, la “La via che intercetta il pugno”.

Il JKD è una scienza e una filosofia del combattimento ideata da Bruce Lee attraverso un processo di semplificazione, modificazione e aggiornamento di tecniche e principi combattivi appartenenti sia alle arti marziali orientali che agli sport da combattimento occidentali; promuove il concetto di semplicità, efficacia ed economia delle energie ed esclude la distinzione in scuole e stili.

Per quanto riguarda il bagaglio tecnico-tattico, Lee analizzò molti sistemi di combattimento tra i quali il Judo, Ju Jitsu, Karate, Taekwondo, Savate, Kick Boxing, Kendo, Muay Thai, Aikido, Tai Qi, ma le arti marziali e gli sport da combattimento che ispirarono maggiormente Bruce Lee nel processo di sintesi e intuizione del JKD sono il Pugilato e la Scherma e in minor misura il Wing Chun e gli stili di Kung Fu originari della Cina del Nord.jkd

A differenza degli stili orientali, da cui proveniva Lee, nel Jeet Kune Do si riscontra la totale assenza di kata. Secondo Lee, infatti, gli insegnamenti proposti dai kata non potevano risultare efficaci nei combattimenti reali.

Bruce Lee lasciò una grande quantità di consigli, studi, scritti, appunti personali e pubblici riguardo al JKD:

1. Rigorosa economia strutturale nell’attacco e nella difesa (attacco: arti avanzati vivi/difesa: mani che trafiggono)
2. Armi versatili, calci e pugni sferrati “con arte senza arte”, senza attenersi ai metodi, per evitare parzializzazione
3. Ritmo spezzato, mezzo ritmo e ritmo intero o ritmo di trequarti (ritmo del JKD nell’attacco e nel contrattacco)
4. Allenamento coi pesi, allenamento scientifico supplementare e messa a punto completa
5. Movimenti diretti, il “movimento diretto del JKD” in attacchi e contrattacchi sferrati dalla posizione in cui si è (senza modificarla)
6. Tronco mobile e lavoro di gambe disinvolto
7. Materia morbida e tattiche di attacco imprevedibili
8. Corpo a corpo spietato:
a. abbattimento con astuzia
b. atterramento
c. presa stretta
d. immobilizzazione
9. Irrobustimento dell’intero organismo (allenamento totale e allenamento mediante contatto, su bersagli mobili)
10. “Armi” potenti rese aguzze dal continuo “affilamento”
11. Espressione individuale e non produzione di massa, vitalità e non morta applicazione di regole classiche (comunicazione vera)
12. Oltre ai movimenti fisici, cura la ‘continuità dell’io che si esprime’
13. Totalità, non frammentarietà strutturale
14. Rilassamento e insieme potente penetrazione. Ma un rilassamento ricco di elasticità, di scatto, non un corpo fisicamente rilassato. E versatilità mentale (interiore)
15. Flusso ininterrotto (movimenti rettilinei e curvi, in alto e in basso, verso destra e verso sinistra, passi laterali, oscillazione verticale e circolare del busto, movimenti circolari con le mani)
16. Atteggiamento ben bilanciato durante il movimento, costantemente. Continuità fra massima tensione e massimo rilassamento.

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